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Un viaggio nel tempo
Per comprenderne l’essenza bisogna tornare alle origini del circuito di Goodwood, nato sulle ceneri di una base della RAF costruita all’interno delle tenute del Duca di Richmond e teatro di gare di Formula 1, competizioni endurance e alcune delle pagine più affascinanti dell’automobilismo britannico, fino alla chiusura del 1966. Quando il circuito tornò in vita nel 1998, la scelta fu radicale: nessuna modernizzazione, nessun compromesso, la pista sarebbe rimasta esattamente quella degli anni 50 e come tale avrebbe dovuto essere vissuta. Il risultato è che non si corre soltanto con le vetture storiche, ma ci si adegua a esse: eleganti completi di tweed affiancati da candide tute e caschi aperti, cestini da picnic e ufficiali della RAF che chiacchierano amabilmente con signore che sfoggiano cappelli e abiti vintage, mentre la musica swing risuona in ogni angolo.
Corse vere, non rievocazioni
Guai poi a parlare di semplice “rievocazione”. Al Revival non si assiste solo a delle sfilate. Le auto vengono portate al limite e i piloti combattono ruota contro ruota con una determinazione che farebbe impallidire molti protagonisti delle competizioni moderne. Quest’anno poi ci sarà più azione in pista che mai e un programma ricchissimo che si aprirà ufficialmente venerdì 18 con la parata di apertura, che vedrà una moltitudine di Vespa, Lambretta e altri veicoli invadere il circuito per dare il via all’evento in modo vibrante ed entusiasmante. Da lì il tracciato sarà requisito dalla più grande varietà di vetture da competizione che si possa immaginare, dalle berline alle GT degli anni 60 del St. Mary’s Trophy e dello Stirling Moss Memorial Trophy, fino alle Formula Junior della Chichester Cup. A seguire, il Brooklands Trophy riservato alle auto prebelliche e il debutto delle motociclette storiche del Barry Sheene Memorial Trophy. E ancora, la Lavant Cup con Ferrari e Maserati degli anni 50, ma anche le Formula 1 di quell’epoca e degli anni 60, spalmate lungo un venerdì inaugurale che sembra non avere mai fine, arricchito anche da omaggi dedicati ad anniversari importanti, 100 anni dalla nascita di Jack Brabham e della Maserati, fino allo Stirling Moss Memorial Trophy, che chiuderà le attività in pista.
Un weekend di gare senza respiro
Sabato di buon’ora i meccanici spingeranno nuovamente le vetture nella pit lane per una giornata intensa che sarà aperta dalla Settrington Cup, la gara più tenera del weekend. Ci saranno delle Austin J40 a pedali guidate da bambini tra i quattro e gli undici anni, il Richmond & Gordon Trophy dedicato alle monoposto dal 1952 al 1960 e l’immancabile Sussex Trophy popolato dalle più affascinanti vetture sport prodotte tra il 1955 e il 1960. Auto da sogno, dal valore inestimabile, che si prendono a sportellate e si sfidano all’ultima staccata su un circuito “old style” dove le vie di fuga sono i prati e i muretti pericolosamente a due passi. Il clou sarà infatti il RAC TT Celebration, la gara-simbolo del Goodwood Revival, che quest’anno è stata sottoposta a un restyling per renderla ancora più spettacolare con grandi piloti che non intendono di certo fare passerella, e non vedono l’ora di mettersi al volante di vetture che richiedono forza fisica, sensibilità e coraggio.
Jenson Button punta alla vittoria
Il bello è che nessuno si risparmia. Quando il semaforo diventa verde, il valore storico delle automobili passa in secondo piano e i sorpassi sono aggressivi, non mancano i contatti e la pioggia, frequente ospite del Sussex, rende tutto ancora più spettacolare. Jenson Button è fermamente determinato a tagliare per primo il traguardo e sfiderà il collega campione del mondo di Formula 1 Jacques Villeneuve che, dopo aver domato la AC Cobra “Hairy Canary” al suo debutto nella Revival nel 2025, torna quest’anno con la Jaguar E-type “CUT 7” preparata da Protheroe, sorella della Jaguar “CUT 8” acquistata appositamente da Button. Ci sarà anche il quattro volte vincitore della 500 Miglia di Indianapolis, Hélio Castroneves, ma la giornata non finirà con la bandiera a scacchi, tutt’altro. La cerimonia di premiazione del RAC TT Celebration darà il via a un pomeriggio di festa, mentre il Goodwood Revival 2026 si concluderà con la nuovissima festa di chiusura sulla griglia di partenza.
Un’esperienza che non ha eguali
Sarà in quel momento che la magia del Goodwood Revival si disperderà dolcemente con le prime ombre della sera, lasciando ricordi irripetibili a pubblico e piloti, partecipi di un viaggio nel tempo che coinvolge tutti i sensi. L’avviamento improvviso di una Lotus o di una Jaguar da competizione che scuote letteralmente il terreno, uno Spitfire che si esibisce in un passaggio a bassa quota con il suo Rolls-Royce Merlin a tutta manetta, mentre dai grammofoni riecheggia “In the mood” della Glenn Miller Orchestra, con il contagioso ottimismo del secondo dopoguerra. È proprio questo il segreto del Goodwood Revival: non celebra l’automobile come oggetto da museo e, in un mondo che corre verso il futuro, questo vecchio aeroporto della RAF continua a offrire qualcosa di sempre più raro. La possibilità di sbirciare oltre la cortina del tempo e rivivere, almeno per un fine settimana, anni eroici e spensierati.


