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Italdesign e la serie “Formula”
Giorgetto Giugiaro per questo progetto triplicò la sua presenza. Con la Formula Legram propose una coupé a due volumi e quattro posti dalle linee fluide (quasi shooting brake), capace di registrare un Cx inferiore a 0,25 senza sacrificare l’abitabilità interna. Parallelamente sviluppò la Formula 4, una proposta modulare di tipo “kit car” per il tempo libero basata sulla Bravo HGT a 5 cilindri con 4 posti singoli all’aperto ma che, sostituendo la parte superiore a “guscio” della carrozzeria, si trasformava nella Formula Hammer con cinque posti in modalità “spiaggetta” senza portiere.
Pininfarina e lo spazio modulare di Sing e Song
Pininfarina ha affrontato il tema del monovolume compatto con la Song, una vettura a forme molto arrotondate lunga 4,15 metri, posizionandosi a metà strada tra Bravo e Brava. Caratterizzata da una notevole altezza da terra e fiancate protettive intercambiabili in materiale riciclato, la vettura era pensata per l’off-road e i Paesi in via di sviluppo. Sullo stand era affiancata dalla gemella Sing, destinata a un uso puramente stradale con assetto ribassato: le due vetture anticipavano il boom di monovolume come la Mègane Scènic.
I.De.A. Institute e lo spazio evoluto della Vuscia
Battezzata in dialetto ligure come omaggio alle origini del fondatore dell’istituto, la Vuscia rappresenta l’evoluzione del concetto di station wagon verso la monovolume. Pur mantenendo un profilo sportivo, affilato e geometrico molto vicino a un coupé, offriva un’abitabilità interna flessibile e configurabile da 2 a 6 persone, sfruttando la componentistica di serie Fiat per garantirne l’immediata industrializzazione.
Bertone e il coupé-fuoristrada Enduro
Con l’Enduro, Bertone ha fuso due mondi apparentemente inconciliabili in una carrozzeria di vetroresina: il coupé sportivo e il fuoristrada duro. Caratterizzata da una linea di cintura alta, ruote di grandi dimensioni e un’altezza da terra notevole, la vettura è stata esposta in due versioni: la “Strada” per l’uso quotidiano e la “Raid”, allestita con una meccanica estrema derivata dalla Lancia Delta e Dedra “Integrale” pensata per le grandi corse africane. La proposte si inserivano nel fenomeno crescente dei SUV.
Zagato e l’emozione accessibile della Bravo Bis
Zagato ha proposto la Bravo Bis, un coupé/fuoristrada sportivo dalle linee tese e muscolose, concepito con la filosofia della “world car” economica ma appagante, adatta anche alle strade dissestate. Il tratto distintivo del progetto era la coda profilata e tronca, un omaggio evidente alle storiche realizzazioni del carrozziere milanese, come l’indimenticabile Giulietta SZ.
Giannini e l’aerodinamica attiva della Windsurf
La proposta di Giannini, interamente studiata e affinata nella galleria del vento, puntava tutto sulla gestione dei flussi d’aria. Grazie a un computer di bordo abbinato ad alettoni e spoiler regolabili attivamente in base alla velocità, la vettura correggeva l’assetto aerodinamico eliminando ogni turbolenza. Lo stile aggressivo, caratterizzato da carreggiate allargate di 9 cm, celava un Cx ridotto a 0,24.
Fioravanti e la fluidità dinamica di Flair
Leonardo Fioravanti ha applicato i suoi studi sui fluidi alla Flair, un coupé 2+2 caratterizzato da un’estrema pulizia delle linee e privo di spigoli vivi. Basata sulla meccanica della Bravo HGT, la vettura implementava soluzioni aeronautiche con aerofreni integrati al posteriore che si sollevavano in frenata per aumentare la sicurezza. Il risultato dei test ha registrato un eccezionale Cx di 0,18.
Centro Stile Fiat e Maggiora con l’eclettica Armadillo
Frutto della sinergia tra i designer Fiat e la carrozzeria Maggiora, l’Armadillo era una concept car di vetroresina a 5 posti con una disposizione insolita: 3 anteriori e 2 posteriori. La ricerca si è concentrata sull’efficienza aerodinamica, ottenendo un Cx di appena 0,17, e sulla modularità degli interni, dove tutti i sedili (tranne quello del guidatore) erano reclinabili fino a creare un piano di carico piatto.
Boneschi e l’inclusività urbana del Taxi Help
Boneschi ha risposto alla sfida con una proposta a forte valenza sociale: il Taxi Help sviluppato su base Brava. Pensato appositamente per le persone con mobilità ridotta, il veicolo estendeva la zona posteriore ampiamente vetrata integrando una pedana elettroidraulica posteriore, che si abbassava fino a livello del marciapiede facilitando l’accesso e il trasporto in carrozzina in totale comfort.
Coggiola e la versatilità della Sentiero
La carrozzeria Coggiola ha interpretato la Fiat Brava in chiave lavorativa e ricreazionale con il Sentiero, un pick-up compatto a cinque porte. Pur mantenendo invariati il passo e l’abitabilità a cinque posti della berlina di origine, la vettura allungava il pavimento posteriore di circa 30 cm per ricavare un ampio vano di carico aperto, completato da un assetto rialzato e pneumatici maggiorati.
Maggiora e la sportività pura della Bravo 2400 HGT Granturismo
Oltre alla Armadillo, Maggiora presentò un’interpretazione della Bravo HGT in chiave granturismo. Sviluppato sul 5 cilindri 2.4 da 185 CV, il prototipo si distingueva per passaruota allargati, paraurti sportivi con ampie prese d’aria e un estrattore posteriore. L’assetto ricevette carreggiate ampliate, sospensioni rigide e cerchi in lega maggiorati dal disegno specifico. All’interno spiccano selleria di pelle bicolore e finiture racing, che trasformavano la compatta di serie in un manifesto dell’artigianato torinese ad alte prestazioni.

